Prendersi cura

12 settembre 2026 






In un momento storico in cui parole come sicurezza e protezione vengono sempre più spesso associate a controllo, sorveglianza e separazione, Prendersi cura nasce dal desiderio di aprire uno spazio diverso: uno spazio visivo, collettivo e politico in cui la cura possa essere nuovamente intesa come pratica relazionale, gesto di attenzione e forma di resistenza.

Dopo Essere-con, dedicata al tema del vivere insieme, il collettivo Sambre torna a interrogarsi sulle forme della relazione attraverso una nuova open call dedicata al “prendersi cura”, inteso nella sua accezione più ampia e stratificata. Non una cura ridotta alla terapia, alla riparazione o alla risposta a una condizione di fragilità, ma una pratica quotidiana fondata sull’attenzione, sulla presenza e sulla responsabilità. Un modo di stare nel mondo che nasce dall’osservazione e che, come la fotografia, implica uno spostamento dello sguardo verso ciò che ci circonda.

La call ha raccolto una partecipazione ampia e significativa, da cui sono stati selezionati cinque progetti finalisti: lavori differenti per linguaggio, soggetto e approccio, ma accomunati dalla capacità di interrogare il concetto della cura attraverso prospettive personali e non univoche. In mostra incontriamo così i lavori di Francesca Gelli, Gaia Maggio, Lorenzo Saterini, Matilde Gucciardi e Susanna Guidi. Le loro immagini non cercano una definizione unica della cura, ma ne restituiscono la complessità: la cura dei corpi e delle menti, dei luoghi e delle relazioni; la cura come ascolto e presenza, ma anche come responsabilità, conflitto, fatica e possibilità. Sono pratiche che si oppongono, in modi diversi, alla logica dell’isolamento e dell’individualismo e che riportano al centro ciò che spesso rimane invisibile: la dipendenza reciproca, la vulnerabilità, il lavoro quotidiano necessario a mantenere vivi i legami.


Accanto ai cinque progetti selezionati, la mostra ospita anche alcuni scatti di Giulia Bersani, artista a noi particolarmente cara, con una selezione di fotografie in cui la cura emerge in modo intimo, quotidiano e affettivo. Il suo lavoro introduce uno sguardo capace di soffermarsi sulla prossimità, sui corpi, sui legami e su quei piccoli gesti attraverso cui ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri. La sua presenza amplia così il campo della mostra, mostrando come la cura possa manifestarsi anche nella dimensione più personale e privata dell’esperienza.


A completare il percorso espositivo, una selezione di photozine, in dialogo con il tema della mostra, curata da Tramezine, festival dedicato alla microeditoria fotografica. La scelta di includere l’editoria indipendente nasce dalla volontà di estendere il discorso sulla cura anche al modo in cui le immagini vengono condivise, conservate e fatte circolare. Le zine sono infatti oggetti piccoli e preziosi, capaci di raccogliere e custodire le immagini, ma anche, grazie alla loro accessibilità, di favorirne la diffusione e permettere alla fotografia di raggiungere pubblici e contesti diversi.

A partire dai lavori raccolti in mostra Sambre invita a riconoscere che nessuna vita è completamente autonoma, che la vulnerabilità non è un’eccezione ma una condizione comune, e che ogni forma di convivenza implica attenzione e responsabilità. Significa anche chiedersi cosa scegliamo di vedere, a cosa decidiamo di dare valore e quali relazioni vogliamo costruire.

In questo senso, la fotografia può diventare uno strumento di cura: non soltanto perché documenta o conserva, ma perché richiede tempo, attenzione e prossimità. Fotografare significa scegliere di guardare, fermarsi davanti a qualcosa, riconoscerne l’esistenza e attribuirle uno spazio. Le immagini di questa mostra nascono da gesti diversi, ma condividono proprio questa tensione: guardare per avvicinarsi, osservare per comprendere, raccontare per restituire visibilità.

La cura può essere fragile e faticosa, può generare conflitto, può fallire. Ma può anche diventare una pratica capace di costruire futuro: un gesto politico che contrasta le disuguaglianze, ricompone legami e immagina forme diverse di comunità. È ciò che, anche nei contesti più difficili, continua a rendere possibile la vita.

Per Prendersi cura abbiamo collaborato con Camera38 APS, Concretipo e Tramezine.







Sambre
Like a river, we flow
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