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Noor Abdalla

Il mio interesse principale è la fotografia documentaria, che mi permette di esplorare e raccontare la complessità del reale. Attraverso una lente introspettiva, cerco di restituire la natura caleidoscopica del mondo, usando immagini, grana e colore per narrare storie che vadano oltre l'apparenza immediata. Non considero la fotografia come una semplice documentazione, ma come una forma di narrazione che invita l'osservatore a fermarsi e riflettere. Ogni scatto è il tentativo di dar voce a storie silenziose, nate da un’osservazione attenta e profonda del mondo. Attualmente sto sviluppando Tracce, un progetto che esplora il rapporto tra uomo e natura, elevando i segni che lasciamo a simboli di connessione, trasformazione e cambiamento.

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Bianca Stramaccia

Ho sempre visto nell’arte una potente forma di resistenza, capace di sollevare interrogativi e generare consapevolezza su temi sociali, politici e culturali. Grazie a un corso di Visual Storytelling mi avvicino alla curatela, affascinata dalla capacità di costruire narrazioni visive significative, capaci di emozionare, stimolare e far riflettere.Pur perseguendo la strada curatoriale, non abbandono mai la macchina fotografica. In particolare, mi affascinano gli angoli urbani in cui l’arte incontra la strada. Nasce così Mikro, un progetto che dà voce a un artista a tutto tondo: tatuatore di giorno, artista di strada di notte. Mikro racconta attraverso immagini di espressione, ribellione e rivendicazione di spazi di libertà, testimoniando come l’arte possa diventare un vero atto di resistenza.

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Giovanni Rastrelli

La passione per la fotografia nasce da ragazzo, con una reflex 35mm. Sono rimasto fedele alla pellicola, evolvendo poi verso il medio formato per approfondire il mio linguaggio visivo.Il mio lavoro esplora l’esperienza umana attraverso ritratti e street photography, con attenzione ai diritti sociali, alla sostenibilità ambientale e alla moda etica. Attualmente sto sviluppando un progetto personale che indaga come le differenze culturali, la loro percezione e rappresentazione, siano plasmate dalle dinamiche di potere, utilizzando la narrazione visiva per mettere in discussione questi costrutti culturali.

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Martina Oliva

La mia fotografia nasce dal contrasto: luce e ombra, distanza e vicinanza, realtà e sensazione. Mi avvicino ai dettagli fino quasi a sfiorarli, per trovare forme che spesso passano inosservate. Le mie immagini hanno tonalità calde — un legame con le mie origini meridionali — e sono un modo per raccontare quel senso di accoglienza, intimità e appartenenza che per me significa “casa”. Sono nata a La Spezia nel 1999 e mi sono trasferita a Firenze nel 2018, dove ho sviluppato la mia identità visiva, laureandomi in Visual Communication Design allo IED. Tra il 2023 e il 2024 ho seguito i corsi Portrait, Creative Light e Fashion Story alla Fondazione Studio Marangoni. Oggi continuo a formarmi attraverso il Master in Lingue e Tecniche dell’Audiovisivo all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Racconto storie attraverso luce, colore e composizione, partendo dai gesti e dagli oggetti quotidiani. Credo nella fotografia come incontro: un processo fatto di ascolto, collaborazione ed empatia, dove ogni progetto diventa una possibilità di crescere e trasformare lo sguardo.

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Sofia Maria Sole Bacconi

La fotografia è sempre stata la mia confidente più cara. Mi ha costruita e cresciuta, raccontandomi storie fantastiche con protagoniste le mie radici e tutte le radici che incontro, vicine o lontane.Mi sono legata subito alla fotografia analogica, trovando nella pellicola il mezzo migliore per raccontare ciò che osservavo. Crescendo, ho voluto raccontare non solo la mia storia, ma anche quella degli altri, avvicinandomi alla street photography e alla fotografia documentaria.In seguito, un corso di fotografia nel cinema ha aperto nuove prospettive: la finzione del set ha cambiato la mia visione di creazione e realtà, portandomi a scoprire un nuovo modo di raccontare. Nel video ho ritrovato la stessa poesia della fotografia, dove il movimento e la macchina diventano compagni di danza per raccontare la realtà.


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Ramona Luongo

Mi sono avvicinata alla fotografia come a un’estensione naturale del mio modo di ascoltare. La formazione in psicoterapia mi ha insegnato a cogliere sfumature, silenzi e piccoli movimenti spesso impercettibili, e la macchina fotografica è diventata il mio strumento per catturare sensazioni senza doverle tradurre in parole. Scatto per restare un po’ più a lungo dentro ciò che accade, custodire la tenerezza di un momento e restituirla a chi guarda, invitando a soffermarsi su ciò che spesso passa inosservato e a riconoscersi in quell’attimo.
Mi muovo tra fotografia analogica e digitale, due modi diversi di percepire il tempo. La fotografia analogica nasce da un gesto lento, pensato e atteso, restituendo l’unicità di ogni momento che non può essere rifatto né corretto; accoglie l’imprevisto e fa dell’imperfezione parte della verità dello scatto. La fotografia digitale, invece, mi permette di seguire il fluire delle cose con maggiore libertà, muovendomi dentro ciò che accade senza costrizioni.
Per me fotografare significa essere presente e dire, senza parole: “guarda quanto è delicato questo momento, eppure esiste.”


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Martino Cortigiani

Nato nel 2003, mi avvicino alla fotografia durante un viaggio-studio in Canada, concluso con un mese in bicicletta alla scoperta di paesaggi e sensazioni potenti.Rientrato a Firenze, frequento un anno alla Fondazione Studio Marangoni, entrando in contatto con nuove realtà fotografiche e sviluppando progetti personali. Spinto dalla curiosità e dalla volontà di crescere, comincio a scattare per farmi conoscere, incontrando artisti e fotografi e cercando attivamente opportunità di collaborazione e apprendimento.

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Sambre
Like a river, we flow
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