Prendersi Cura
In un momento storico in cui parole come sicurezza e protezione vengono sempre più spesso ridotte a controllo, sorveglianza e separazione, sentiamo l’urgenza di aprire uno spazio diverso. Uno spazio visivo, collettivo e politico, in cui la cura possa tornare a essere ciò che è sempre stata: una pratica relazionale, un gesto radicale, una forma di resistenza.
SAMBRE lancia una nuova open call, in dialogo con la precedente Essere-con, dedicata al vivere insieme, e ora al prendersi cura, inteso nella sua accezione più ampia e stratificata.
Allontanandosi dall’idea per cui oggi la cura sembra riferirsi esclusivamente alla terapia o alla riparazione, questa call invita a concentrarsi su attenzione, presenza e responsabilità. La cura come atto che nasce dall’osservazione e si traduce in coinvolgimento — un aspetto centrale tanto nella vita quanto nella fotografia. Un movimento che ci porta fuori da noi stessi per incontrare l’altrə, riconoscerne la vulnerabilità e condividerne il destino.
Oggi più che mai, prendersi cura significa anche opporsi a una logica che disgrega, isola e gerarchizza. Significa costruire legami dove vengono erette barriere, immaginare comunità dove si produce solitudine, restituire valore a ciò che viene reso invisibile.
Cerchiamo immagini che sappiano raccontare tutto questo.
Immagini che attraversino la cura nei e dei corpi e delle menti, negli spazi e nelle relazioni, nei gesti quotidiani e nelle pratiche collettive. Che esplorino la cura come ascolto, come conflitto e come possibilità.
Immagini che vadano oltre l’individualismo e restituiscano la complessità del prendersi cura: la fatica, la responsabilità, la fragilità, ma anche la forza trasformativa che questa pratica porta con sé.
Ci interessano lavori che riflettano sulla cura come costruzione di futuro, come gesto politico capace di contrastare le disuguaglianze e di generare nuovi immaginari. Come ciò che, anche nei contesti più difficili, continua a rendere possibile la vita.
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Deadline 27.06.2026